«Lo ignoro e passa»: idea coraggiosa, spesso poco utile

Quando il dolore resta, arriva la tentazione.

Ignorarlo. Serrare i denti. Fare finta di niente.

A volte sembra eroico.

Spesso è solo stancante.

Ascoltare il dolore non significa fissarsi su ogni fitta.

Significa prenderlo sul serio come esperienza. E cercare cosa lo influenza.

Cosa significa dolore persistente

Nelle linee guida NICE NG193, il dolore cronico (o persistente) è dolore che resta o ritorna per più di 3 mesi.

Può essere:

  • primario: senza una condizione che lo spieghi bene, o con un impatto più grande di quanto si vede;
  • secondario: legato a una condizione che lo spiega;
  • o un mix delle due forme.

La classificazione ICD-11 (l’elenco internazionale delle malattie dell’OMS, sintetizzato anche da IASP) riconosce il dolore cronico come condizione di salute.

La Federazione europea del dolore (EFIC) ricorda il modello biopsychosociale.

In parole semplici: contano insieme

  • la biologia (tessuti, nervi, salute fisica, sonno, attività…);
  • la psicologia (umore, paura, aspettative, strategie di fronteggiamento…);
  • il sociale (lavoro, relazioni, supporti, stress di vita…).

Non è «solo fisico».

Non è «solo nella testa».

È reale. Proprio perché è un’esperienza integrata.

Comprendere: tre porte, non una sola

Secondo le note IASP alla definizione di dolore (2020), fattori biologici, psicologici e sociali influenzano l’esperienza in misura variabile.

NICE NG193, nella valutazione, invita a parlare anche di:

  • attività quotidiane e sonno;
  • benessere fisico e psicologico;
  • eventi stressanti;
  • relazioni e lavoro;
  • preoccupazioni pratiche;
  • e anche di ciò che già ti aiuta.

Ignorare tutto questo può favorire evitamento e meno movimento.

Comprendere apre spazio a percorsi più completi.

Movimento graduale: cosa dicono le evidenze

Per il dolore primario cronico, NICE NG193 raccomanda di offrire un programma di esercizio di gruppo supervisionato (dai 16 anni in su).

Va adattato a bisogni, preferenze e capacità.

E incoraggia l’attività fisica anche per la salute a lungo termine.

Una revisione Cochrane (Hayden e colleghi, 2021) sull’esercizio nella lombalgia cronica non specifica trova evidenza di certezza moderata: rispetto a nessun trattamento, cure abituali o placebo, l’esercizio riduce probabilmente il dolore. L’effetto sulla disabilità è più piccolo.

Gli effetti indesiderati riportati sono spesso minori (per esempio indolenzimento), in misura simile ai gruppi di confronto quando misurati.

Traduzione onesta: può aiutare.

Non è una bacchetta magica.

E non è uguale per tutti.

Graduale ≠ protocollo photocopiato

«Graduale» non significa: «aumenta di X minuti ogni Y giorni» valido per chiunque.

In termini generali significa:

  • partire da un livello tollerabile (non per forza a dolore zero);
  • puntare sulla costanza, non sull’eroismo del weekend;
  • avanzare piano;
  • adattare tipo e quantità di attività a capacità, preferenze e quadro clinico;
  • rivedere il percorso se compaiono sintomi nuovi o preoccupanti.

Non sospendere farmaci o terapie già prescritte «perché hai iniziato a muoverti».

Ogni modifica va concordata con il professionista che ti segue.

Quando rivolgersi a qualcuno

Indicazioni generali:

  • dolore che dura mesi e limita vita quotidiana, sonno o umore;
  • riacutizzazioni (flare-up) con cambiamento rilevante dei sintomi — NICE invita a rivalutare se la presentazione cambia;
  • segnali di allarme (deficit neurologici che avanzano, problemi a vescica o intestino, febbre o malessere, storia oncologica con nuovo dolore alla schiena, trauma, e simili): valutazione urgente secondo criteri clinici.

«Trattato» non vuole dire per forza un’unica procedura.

Può includere educazione, esercizio supervisionato, supporto psicologico evidence-based quando indicato, e cura delle condizioni sottostanti.

In due righe

Il dolore persistente va ascoltato e compreso. Non negato.

Comprenderlo include biologia e vita reale.

Il movimento, quando appropriato e graduato, è una delle leve sostenute da linee guida e revisioni — utile spesso, miracoloso raramente, sempre da personalizzare in ambito professionale.